“È Stefano Barilli”. Scomparso da Piacenza, poi l’appello di “Chi l’ha visto?”

La madre di Stefano Barilli, il ragazzo di 23 anni scomparso da casa il giorno 8 febbraio 2021, nel quartiere Farnesiana, aveva raccontato che il figlio appena rientrato dalla Svizzera, aveva diversi progetti in mente, anche se non realizzati, ed era sembrato parecchio abbattuto.

“È Stefano Barilli”. Scomparso da Piacenza, poi l’appello di “Chi l’ha visto?”. La svolta dopo tre mesi di ricerche

L’ultima volta che i suoi genitori lo hanno visto, è stata la domenica sera prima di andare a dormire, dopo di che, le sue tracce si sono perse, in quanto Stefano non era più in casa la mattina successiva. In base a ciò che la madre racconta ai microfoni del programma “Chi l’ha Visto?”, il ragazzo si era trasferito in Svizzera per circa un mese, ma al suo ritorno appariva parecchio deluso.

A tal proposito la madre, proprio in trasmissione fa il seguente appello:

“Noi ti amiamo, l’affetto e il bene che ti vogliamo non sono mai stati in discussione, non puoi immaginare quanto ci manchi e quanto siamo preoccupati per te. Qualsiasi cosa ti stia succedendo, possiamo affrontarla insieme. Non sei solo, torna a casa”. Inizialmente si pensava che la scomparsa del ventitreenne potesse essere legata ad un’altra scomparsa; quella di Alessandro Venturelli, in quanto sembrava fossero insieme in una foto pubblicata a Milano a metà febbraio; ma si è poi scoperto che i ragazzi non erano quelli ritratti nella foto.

Dopo tantissimi appelli da parte della famiglia e le numerose ricerche, purtroppo domenica 18 aprile arriva la tragica notizia. Un pescatore ha ritrovato un cadavere sulla sponda lodigiana del Po, ed è proprio del 23enne piacentino Stefano Barilli; di cui il corpo è stato ritrovato a ventre in giù nell’acqua e decapitato a Lodi; a pochi metri dalla riva.

I carabinieri, hanno trovato dentro la tasca di uno degli indumenti del giovane, i suoi documenti personali dentro una busta di plastica e un biglietto che annunciava il suicidio, pertanto il procuratore Domenico Chiaro, in merito a ciò dichiara: “La carta di identità del giovane non era nel portafogli ma chiusa insieme al biglietto in questa busta di plastica, come a non voler lasciare dubbi sull’identificazione”. Nei prossimi giorni, si indagherà su come siano realmente andati i fatti, cercando di capire cosa abbia spinto il ragazzo a compiere un gesto così estremo.



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