La figlia Viktorija racconta Mihajlovic «Era un sergente, ora lo leggo dentro»

Tutto è nato per la paura di perderlo. Viktorija Mihajlovic ha scoperto l’irrefrenabile desiderio di scrivere un libro su suo padre quando sono arrivati per lui i giorni bui della leucemia. Ne è uscito fuori un racconto intenso e vero dove Sinisa Mihajlovic, campione conclamato e allenatore di successo, è diventato il protagonista di storie di quotidiana normalità, lui che uomo normale non sarà mai.

Fa un certo effetto sapere che un hombre vertical come Mihajlovic abbia acconsentito senza fare storie, alla pubblicazione di un libro così intimo sulla sua vita, sulla sua famiglia.

«E invece vi sorprenderà sapere che mio padre Sinisa è stato sempre entusiasta di questo mio progetto. Anzi, mi ha incoraggiato. Si è fidato di me e lo leggerà tutto di un fiato solo quando lo avrà tra le mani».
Difficile essere figlia di un uomo come Sinisa Mihajlovic?
«Direi di sì. Sono cresciuta nel suo mito, volevo essere come lui. Se sono stata troppo ribelle da adolescente è anche per assomigliare a lui. Era tosto in campo, era un sergente di ferro anche in famiglia. Padre severo e di poche parole. Però sapeva essere anche buffo, quando si travestiva per farci ridere. Voi non ci crederete, ma mio padre Mihajlovic mi pettinava spesso e mi ha anche fatto le treccine».
Difetti di papà Sinisa?
«Troppo puntuale, quando mi accompagnava a scuola, arrivava anche mezzora prima dell’inizio delle lezioni. Un sergente, appunto. E anche molto geloso. I miei fidanzati devono superare l’esame di papà. Lui vuole sempre il meglio per me».
Poi, però, sono cambiate molte cose. 
«Quando abbiamo scoperto della sua leucemia è stata dura. Ma la famiglia Mihajlovic da quel momento è diventata più unita. Sono cresciuta come donna, improvvisamente ma inesorabilmente, e ora sono orgogliosa di me»
È cambiato molto anche suo padre.
«Tanto e in meglio. Si commuove, finalmente, lui che era d’acciaio anche con me. E poi è felice delle piccole cose, si meraviglia di tutto. E parliamo, come mai accaduto prima: c’è dialogo, mi ascolta tanto, mi dà più consigli. Mio padre è un lottatore, lo sapete e si vede, ma adesso è più aperto, più empatico. C’è il calcio e ci siamo noi, la vita al di fuori del calcio».
E gli effetti della pandemia da coronavirus?
«Come volete l’abbia presa mio padre? Senza paura. Uno che ha vissuto la guerra di Jugoslavia e sta combattendo come un leone contro la leucemia non si fa certo intimorire da un virus. Ma è stato molto attento, protettivo, soprattutto con noi, in famiglia. Poi, lui è un orso, sa stare bene da solo: si è visto i suoi bei film, ha fumato qualche sigaro, ha letto i suoi libri. E ora speriamo che il calcio riprenda perché gli manca tanto».
Lei ama Roma, la sua città. E papà Sinisa come vive la Capitale?
«Ho ricordi bellissimi qui con lui. Abbiamo passeggiato tanto insieme girando la città, aspetto di poterlo fare ancora. E poi c’è mia mamma che è romana. Papà ha un rapporto profondo con Roma, non solo perché ha giocato in entrambe le squadre della città, ma perché Roma è davvero casa sua, è qui che ama vivere quando non allena».
Viktorija, più romanista o più laziale?
«Divento tifosa delle squadre che allena papà, quindi ora il Bologna. Però, se devo essere sincera, sono legata anche alle squadre dove lui ha giocato in passato, Inter e Lazio un po’ più delle altre». Tutta suo padre.

IL LIBRO DELLA SPERLING & KUPFER
“Sinisa, mio padre”
 è il libro firmato da Viktorija Mihajlovic, 23 anni, figlia del campione e oggi allenatore del Bologna, al suo primo lavoro editoriale. Il volume da oggi è nelle librerie di tutta Italia, edito dalla Sperling & Kupfer. L’idea di raccontare il Sinisa padre di famiglia, lottatore in campo e fuori, è nata proprio nei giorni più bui della malattia dell’ex calciatore. Un’occasione per far conoscere l’uomo più del campione e una storia che vuole essere di esempio per tutti quelli che lottano con un male terribile come la leucemia.



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