La Nasa ha decifrato il misterioso messaggio del Voyager 1

Un'istantanea del sistema di volo della sonda più lontana dalla Terra

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Il misterioso messaggio del Voyager 1 inviato al pianeta terra
Il misterioso messaggio del Voyager 1 inviato al pianeta terra

Nelle profondità buie e ghiacciate del cosmo, l’umana ingegnosità ha proiettato un’audace ambasciatrice meccanica, la sonda Voyager 1.

Voyager 1 è la sonda spaziale più lontana dalla Terra, lanciata nel 1977. È attualmente situata oltre i confini del sistema solare, in una regione dello spazio chiamata eliopausa.

Questa pioniera spaziale, una dei due artefatti umani più distanti dalla Terra, ha recentemente inviato a casa un messaggio misterioso, un intricato enigma di zeri e uno che ha messo alla prova la competenza di alcuni dei migliori criptologi della NASA.

La comunicazione con Voyager 1, che si trova a oltre 24 miliardi di chilometri di distanza, rimane una sfida non da poco. Ogni messaggio impiega circa 45 ore per raggiungere il nostro pianeta, un ritardo che crea un’interazione lenta e ponderata. Tuttavia, gli ingegneri del

Il Deep Space Network della NASA è una rete internazionale di antenne radio che supporta le missioni interplanetarie e alcune missioni che rimangono in orbita terrestre. Space Network della NASA sono ottimisti. Prevedono di ristabilire completamente la comunicazione con Voyager 1 nelle prossime settimane.

La decodifica del messaggio di Voyager 1 ha offerto un’opportunità rara di osservare da vicino le operazioni di una sonda interstellare. I dati decifrati saranno confrontati con quelli inviati prima del guasto, permettendo di identificare eventuali errori e fornire preziose informazioni sulle cause del malfunzionamento. Questa decodifica potrebbe anche avere implicazioni significative per la comprensione del comportamento delle sonde interstellari, aprendo nuove prospettive sulla navigazione nello spazio profondo.

Le sonde Voyager, hanno superato ogni aspettativa, continuando a inviare dati preziosi dalla frontiera dell’ignoto. Nonostante le sfide, Voyager 1 continua a essere un simbolo della resilienza umana, un faro di conoscenza nel vasto oceano dell’universo. E, come dimostra la decifrazione di questo messaggio, la sua missione è ancora lungi dall’essere finita.

La decodifica del messaggio in codice binario di Voyager 1: un’istantanea del sistema di volo della sonda.

La Decodificazione del Segnale Misterioso di Voyager 1

Nel novembre 2023, la sonda Voyager 1, tra le due più distanti dalla Terra, ha trasmesso un messaggio che ha impegnato per mesi il mondo scientifico. La decodifica di tale messaggio, una serie di zeri e uno, ha richiesto un’eccezionale competenza in criptologia da parte di un ingegnere del Deep Space Network della NASA.

Sorprendentemente, il messaggio era una registrazione della memoria del Flight Data Subsystem (Fds), uno dei tre computer che equipaggia Voyager 1. Questa memoria è simile a una capsula del tempo digitale, contenendo il codice informatico, le istruzioni sulla missione primaria e le variabili che influenzano il comportamento del veicolo spaziale. Questa scoperta ha permesso di sbloccare un flusso di dati precedentemente incomprensibile.

Ripristino della Comunicazione con il Voyager 1

Il messaggio in codice binario proveniente da Voyager 1 offre un’istantanea del sistema di volo della sonda. Questo codice contiene informazioni preziose sulla missione primaria e sulle variabili operative che influenzano i movimenti della sonda. Grazie alla decodificazione di questo messaggio, è possibile avere una panoramica sulla vita interna di una delle sonde più lontane dalla Terra.

Tuttavia, la comunicazione con Voyager 1 rimane un processo complesso e laborioso. La sonda si trova a oltre 24 miliardi di chilometri dalla Terra, e ogni comunicazione impiega circa 45 ore per raggiungere il nostro pianeta. Nonostante queste sfide, gli esperti della NASA prevedono di riuscire a ripristinare completamente il collegamento con Voyager 1 nelle prossime settimane.

Dopo il ripristino della comunicazione, i dati decifrati saranno confrontati con quelli inviati prima del guasto. Questo confronto permetterà di individuare eventuali errori nel codice sorgente, offrendo così preziosi indizi sulle cause del malfunzionamento e suggerendo possibili soluzioni. Inoltre, la decodifica potrebbe avere un impatto significativo sulla comprensione del comportamento delle sonde interstellari, poiché la registrazione delle variabili che influenzano il comportamento del veicolo spaziale potrebbe offrire nuove intuizioni sulla navigazione nello spazio profondo.

Voyager 1 e 2: Pionieri dell’Esplorazione Spaziale Interstellare

Le sonde Voyager 1 e Voyager 2, lanciate nel 1977, detengono il record di distanza percorsa nello spazio. A bordo delle sonde si trovano i Golden Record, dischi d’oro che contengono informazioni sugli esseri umani, sulla posizione del nostro pianeta, sulle unità di misura utilizzate in campo scientifico e sulle caratteristiche atmosferiche della Terra.

I Golden Record a bordo di Voyager 1 e 2 sono destinati a qualsiasi forma di vita extraterrestre o futuri esseri umani che potrebbero trovare le sonde. Contengono suoni e immagini selezionate per illustrare la diversità della vita e della cultura sulla Terra

Nonostante i periodi di silenzio radio, la tecnologia delle sonde Voyager non richiede un monitoraggio costante, come spiegato da Calla Cofield, portavoce del Jet Propulsion Institute della NASA. Tuttavia, le sonde non potranno comunicare per sempre, poiché prima o poi la loro batteria si esaurirà.

La vita operativa delle sonde Voyager è limitata dalla durata delle loro alimentazioni termoelettriche a radioisotopi, che generano elettricità per alimentare i sistemi di bordo. Si prevede che entrambe le sonde saranno completamente spente e silenziose entro il 2025

La decodificazione del misterioso messaggio inviato dalla Voyager 1 è una testimonianza della tenacia e dell’ingegnosità degli scienziati della NASA. Nonostante le difficoltà, Voyager continua a inviare dati preziosi, contribuendo a espandere la nostra comprensione dell’universo.

Curiosità sul Voyager: La Playlist Musicale contenuta nel Golden Record

La playlist musicale presente sulla Golden Record del Voyager, una sorta di time capsule contenente suoni e immagini selezionati per rappresentare la diversità della vita e della cultura sulla Terra, include le seguenti canzoni: 

  1. “Bach, Brandenburg Concerto No. 2 in F. First Movement, Munich Bach Orchestra, Karl Richter, conductor. 4:40”
  2. “Java, court gamelan, ‘Kinds of Flowers,’ recorded by Robert Brown. 4:43”
  3. “Senegal, percussion, recorded by Charles Duvelle. 2:08”
  4. “Zaire, Pygmy girls’ initiation song, recorded by Colin Turnbull. 0:56”
  5. “Australia, Aborigine songs, ‘Morning Star’ and ‘Devil Bird,’ recorded by Sandra LeBrun Holmes. 1:26”
  6. “Mexico, ‘El Cascabel,’ performed by Lorenzo Barcelata and the Mariachi México. 3:14”
  7. “Johnny B. Goode,” written and performed by Chuck Berry. 2:38″
  8. “New Guinea, men’s house song, recorded by Robert MacLennan. 1:20”
  9. “Japan, shakuhachi, ‘Tsuru No Sugomori’ (‘Crane’s Nest,’) performed by Goro Yamaguchi. 4:51”
  10. “Bach, ‘Gavotte en rondeaux’ from the Partita No. 3 in E major for Violin, performed by Arthur Grumiaux. 2:55”
  11. “Mozart, The Magic Flute, Queen of the Night aria, no. 14. Edda Moser, soprano. Bavarian State Opera, Munich, Wolfgang Sawallisch, conductor. 2:55”
  12. “Georgian S.S.R., chorus, ‘Tchakrulo,’ collected by Radio Moscow. 2:18”
  13. “Peru, panpipes and drum, collected by Casa de la Cultura, Lima. 0:52”
  14. “Melancholy Blues,” performed by Louis Armstrong and his Hot Seven. 3:05″
  15. “Azerbaijan S.S.R., bagpipes, ‘Ugam,’ collected by Radio Moscow. 2:30”
  16. “Stravinsky, Rite of Spring, Sacrificial Dance, Columbia Symphony Orchestra, Igor Stravinsky, conductor. 4:35”
  17. “Bach, The Well-Tempered Clavier, Book 2, Prelude and Fugue in C, No.1. Glenn Gould, piano. 4:48”
  18. “Beethoven, Fifth Symphony, First Movement, the Philharmonia Orchestra, Otto Klemperer, conductor. 7:20”
  19. “Bulgaria, ‘Izlel je Delyo Hagdutin,’ sung by Valya Balkanska. 4:59”
  20. “Navajo Indians, Night Chant, recorded by Willard Rhodes. 0:57”
  21. “Holborne, Paueans, Galliards, Almains and Other Short Aeirs, ‘The Fairie Round,’ performed by David Munrow and the Early Music Consort of London. 1:17”
  22. “Solomon Islands, panpipes, collected by the Solomon Islands Broadcasting Service. 1:12”
  23. “Peru, wedding song, recorded by John Cohen. 0:38”
  24. “China, ch’in, ‘Flowing Streams,’ performed by Kuan P’ing-hu. 7:37”
  25. “India, raga, ‘Jaat Kahan Ho,’ sung by Surshri Kesar Bai Kerkar. 3:30”
  26. “Dark Was the Night,” written and performed by Blind Willie Johnson. 3:15″
  27. “Beethoven, String Quartet No. 13 in B flat, Opus 130, Cavatina, performed by Budapest String Quartet. 6:37” Le tracce sono elencate in ordine di apparizione sul disco

Le Missioni Voyager

Il 20 agosto 1977 segna un momento fondamentale nella storia dell’esplorazione spaziale: il lancio del Voyager 2. Pochi giorni dopo, il 5 settembre, è la volta del Voyager 1. Queste due sonde, gemelle nella missione ma distinte nelle traiettorie, sono state progettate e lanciate dalla NASA con l’ambizioso obiettivo di esplorare i giganti gassosi del nostro sistema solare.

Il Voyager 2 si distingue per essere stato il primo a volare oltre tutti e quattro i giganti gassosi – Giove, Saturno, Urano e Nettuno. Ha incrementato la nostra conoscenza del sistema solare, rivelando l’esistenza di nuove lune orbitanti attorno a questi pianeti.

Parallelamente, Voyager 1 ha fornito immagini dettagliate dei pianeti Giove e Saturno, dei loro intricati sistemi di anelli e delle loro lune. Tra le scoperte più significative, ha svelato i dettagli delle lune di Giove, Io e Europa, e delle lune di Saturno, Titan e Iapetus.

Spazio Interstellare
Spazio Interstellare

Un altro momento storico arriva nel 2012, quando Voyager 1 diventa il primo oggetto costruito dall’uomo a raggiungere lo spazio interstellare. Questo traguardo è stato raggiunto attraversando l’eliopausa, il confine tra l’eliosfera (la bolla di plasma solare) e lo spazio interstellare. Con questo passo, Voyager 1 apre una nuova era di esplorazione spaziale, andando oltre i confini conosciuti del nostro sistema solare.

Le missioni Voyager non si fermano alla sola osservazione. Hanno effettuato scoperte scientifiche di importanza fondamentale. Tra queste, la scoperta di vulcani attivi sulla luna di Giove, rendendola l’oggetto “vulcanicamente” più attivo nel sistema solare. Inoltre, hanno scoperto che la luna di Saturno, Titano, possiede un’atmosfera densa, e che la luna di Nettuno, Tritone, ha geyser di azoto liquido. Queste scoperte hanno rivoluzionato la nostra comprensione dei corpi celesti nel nostro sistema solare.

Le missioni Voyager hanno anche fornito informazioni preziose sui campi magnetici dei giganti gassosi, contribuendo a una migliore comprensione delle loro proprietà magnetiche e atmosferiche.

Oltre 40 anni dopo il loro lancio, le sonde Voyager continuano a esplorare regioni dello spazio mai raggiunte prima. Voyager 1 e 2 sono ora molto più lontane dalla Terra e dal Sole rispetto a Plutone. Nel 2012, Voyager 1 ha effettuato una storica entrata nello spazio interstellare, seguita da Voyager 2 nel 2018. Entrambe le sonde continuano a inviare preziose informazioni scientifiche attraverso la Deep Space Network (DSN).

Durante la loro missione principale, le sonde Voyager hanno esplorato Giove e Saturno. Successivamente, la missione è stata estesa e Voyager 2 ha proseguito per esplorare Urano e Nettuno, diventando l’unica sonda spaziale ad aver visitato questi pianeti esterni.

Attualmente, le sonde Voyager sono impegnate nella Voyager Interstellar Mission (VIM). Questa fase della missione prevede l’esplorazione del bordo più esterno del dominio del Sole. Gli scienziati sperano di poter apprendere di più sullo spazio interstellare grazie ai dati che continuano a ricevere dai due veicoli spaziali.

 

In Conclusione

La decodifica del messaggio di Voyager 1 esemplifica una delle sfide più affascinanti dell’era moderna: comunicare con una sonda interstellare a miliardi di chilometri di distanza. A dispetto della distanza e delle difficoltà, gli ingegneri del Deep Space Network della NASA hanno dimostrato una maestria eccezionale nel criptoanalizzare il codice binario, sbloccando un tesoro di dati che erano rimasti inaccessibili.

Questi dati non offrono solo una panoramica del sistema di volo della sonda, ma forniscono anche una preziosa capsula del tempo digitale, rivelando dettagli sulla missione primaria e sulle variabili operative che guidano il comportamento di Voyager 1. Il valore di tali informazioni è incommensurabile, poiché ci permette di esplorare, seppur indirettamente, i confini più lontani del nostro sistema solare.

Il ripristino della comunicazione con Voyager 1 apre un nuovo capitolo nella sua straordinaria storia, che ha inizio nel 1977. Nonostante il suo viaggio interstellare sia iniziato decenni fa, la sonda continua a essere una fonte inesauribile di scoperte e a contribuire alla nostra comprensione dell’universo.

Tuttavia, il messaggio di Voyager 1 rappresenta anche una sfida. La comunicazione con una sonda così lontana è un processo complesso e laborioso, e ogni segnale impiega circa 45 ore per raggiungere la Terra. Ma, come dimostra la decodifica del messaggio, la tenacia e l’ingegnosità degli scienziati della NASA sono pari alla sfida.

In conclusione, la decodifica del messaggio di Voyager 1 è un traguardo importante, che testimonia non solo l’innovazione tecnologica ma anche la determinazione umana nel cercare di capire l’universo che ci circonda. E’ un promemoria di come la nostra curiosità e la nostra voglia di scoprire ci spingano a superare ogni barriera, anche quella dei 24 miliardi di chilometri che separano la Terra da Voyager 1.

E mentre la batteria della sonda si avvicina inevitabilmente alla sua fine, il suo messaggio rimarrà come un monito del nostro desiderio di esplorare, di conoscere, di decifrare i misteri dell’universo. Un messaggio che, come un eco lontano, continuerà a risuonare nel vasto spazio interstellare, testimoniando il nostro irrefrenabile desiderio di guardare oltre l’orizzonte conosciuto.

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