La paura di uscire di casa, dagli hikikomori alla quarantena

La paura di uscire di casa è da sempre una fobia sociale. Nelle ultime settimane; però, di questo fenomeno si è tornato a parlare con insistenza in virtù del lockdown da coronavirus che ha costretto milioni di italiani a trascorrere le giornate chiuse in casa.

La paura di psicologi e terapeuti; adesso; è che questi sessanta giorni comportino un grave dramma sociale anche per chi, prima, non soffriva di questo disturbo sociale. A focalizzare l’attenzione su questo tema è Maria Rita Parsi: “La reclusione di questi mesi ha dato vita a una regressione: è come se fossimo tornati in un grembo materno che ti accoglie senza chiederti nulla in cambio. Il fatto poi che sia una reclusione obbligatoria fa cadere i sensi di colpa legati al rallentamento del ritmo e alla rinuncia a uscire nel mondo per affrontare sfide lavorative e personali.

La paura di uscire di casa, dagli hikikomori alla quarantena

La casa è diventata un luogo di sollievo, dove non esiste il pericolo di intrusioni e aggressioni esterne e dove si può essere pigri senza doversi giustificare. Le uniche imposizioni del ritiro sono quelle di cibarsi dal punto fisico e mentale; ovvio che ci si trovi bene”.

La paura di uscire di casa

Secondo l’esperta questo fenomeno, dopo il lockdown da quarantena, sarà: “Più maschile, perché le donne tradizionalmente frequentano la casa di più e per la maggior parte rappresenta un lavoro aggiuntivo rispetto a quello esterno. Agli uomini la reclusione forzata da coronavirus ha offerto una condizione più nuova, un rientro all’interno di una protezione quotidiana e un’occasione per poter stare di più con i figli, scoprire l’hobby della cucina, vedersi una serie tv senza sensi di colpa, ritrovare tempi nuovi”.

Il ritiro forzato da quarantena può: “Inibire le energie che mettevamo in atto nella vita normale. Le stiamo conservando come un tesoro ma c’è il rischio che per qualcuno, restando troppo nel freezer, si congelino e si riveli poi difficile rimetterle in moto”.

Per Maria Rita Parsi bisogna iniziare a preoccuparsi nel momento in cui: “Si esagera con le ore passate davanti al computer il sonno. La reclusione di questi giorni ci ha concesso un rapporto già rilassato con la sveglia, ma indugiare nel sonno è una forma di evasione che può evidenziare forme di depressione”. Ma la quarantena da Coronavirus non sarà il fattore primario a scatenare questa paura nelle persone: “Se qualcuno arriverà a barricarsi in casa non sarà per problemi psicologici nati con la clausura da coronavirus, ma per patologie preesistenti”.

Cosa è l’hikikomori

“Hikikomori” è un termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte” e viene utilizzato in gergo per riferirsi a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi (da alcuni mesi fino a diversi anni), rinchiudendosi nella propria abitazione, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno, talvolta nemmeno con i propri genitori.

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